MISERICORDIA


La Conversione.

Nell’iconografia dei Servi, spesso si trovano l’immagine della Madre della Misericordia che accoglie ai suoi servi e li protegge da ogni male fisico e spirituale, impetrando grazie e misericordia presso suo Figlio; ma spesso si riconosce in questa pietà dei Servi il cammino che Dio chiama costantemente alla conversione, intesa come costante volgersi a Dio e quotidiano progresso nel cammino tracciato dal Vangelo.  E’ anche una componente caratteristica della spiritualità dei Servi. Essa si radica nel grave ammonimento di Gesù, rivolto a chiunque voglia essere suo discepolo: “Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1, 15) e implica un “orientamento radicale e costante della comunità e dei singoli verso la novità di Cristo”.

Per i Servi di ogni tempo il distacco e le scelte compiute dai sette primi Padri quando si riunirono per seguire Cristo e il suo Vangelo costituiscono un esempio convincente della conversio morum.

La conversio morum esige infatti uno stile di vita austero, sobrio, penitente “in modo che per ognuno di noi si avveri la parola dell’apostolo: ‘Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri. Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito’ (Gal 5, 24-25)”.

Maria nel mistero della Redenzione: Vergine Addolorata

Per i Servi di Santa Maria la devozione alla Vergine Addolorata si ricollega al simbolismo del abito nero, nel quale già gli agiografi del secolo XIV riconoscevano un segno dell’umiltà della Vergine e delle pene da lei sofferte nella passione del Figlio. La risposta di s. Filippo ai due frati domenicani che lo interrogavano sull’Ordine cui egli apparteneva, e la visione mariana che secondo l’autore della legenda de origine Ordinis, ebbe s. Pietro Martire pongono l’abito dei Servi in rapporto con il mistero del dolore di nostra Signora: “abito di vedovanza” della Vergine, lo chiama s. Filippo; abito che sta a significare “il dolore che essa soffrì nell’amarissima passione del Figlio suo”, precisa l’autore della Legenda de origine Ordinis.

Si tratta di testimonianze della prime metà del secolo XIV, che sono oggetto di crescente interesse da parte degli storici dell’Ordine. In esse si può riconoscere il germe di quell’amorosa attenzione verso il mistero della Vergine Addolorata, che si svilupperà nei secoli successivi e costituirà uno degli elementi caratterizzanti la spiritualità dell’Ordine.

Infatti, il culto particolare verso l’Addolorata si esprimerà con devozioni come la Corona dell’Addolorata, Via Matris, e con una Messa votiva dei sette dolori a Santa Maria che venne concessa per i frati dell’Ordine il 9 giugno 1668. Nei secoli XVII-XIX si trova un fatto importante nello sviluppo di questa devozione all’interno dell’Ordine: il 9 agosto 1692 la Vergine Addolorata fu dichiarata titolare e patrona dell’Ordine; punto di un lungo processo nel quale varie espressioni di pietà verso la Vergine Addolorata –sia liturgiche sia popolari- erano sorte e si erano saldamente affermate; ma fu anche stimolo e punto di partenza per la creazione di altri pii esercizi in onore della Regina dei martiri.

Nelle Costituzioni o norme dell’Ordine troviamo un grande Epilogo che sintetizza la figura della Madre di Dio nel mistero della Redenzione e i Suoi Servi: “In questo impegno di servizio, la figura de Maria ai piedi della Croce sia la nostra immagine conduttrice. Poiché il Figlio dell’uomo è ancora crocifisso nei suoi fratelli, noi, Servi della Madre, vogliamo essere con Lei ai piedi delle infinite croci, per recarvi conforto e cooperazione redentrice.