Ave + Maria

Ordo fratrum servorum beatae Mariae Virginis

 CCXII Capitulum Generale 2007- ACTA

 

  Relictis omnibus, secuti sunt illum Lc 5, 11

 E, lasciando tutto, lo seguirono (Lc 5, 11)

 

Romae, Curia generalis o.s.m.

2007


    Affresco della salita dei Sette al monte, che si trova sulla parete destra del coro della basilica di Monte Senario. L’affresco è opera del maestro Pietro Annigoni (1910-1988), milanese, fiorentino di adozione. Nel 1983, in occasione del 750° anniversario dell'Ordine, l’Annigoni fu sollecitato dai Servi a realizzare un'opera nel santuario che potesse evidenziare i Sette primi Padri e il Monte Senario. Il maestro Annigoni accettò, ma chiese tempo per documentarsi sulla storia dei nostri fondatori e di Monte Senario. Nell’autunno del 1985, egli si disse pronto a dipingere l’affresco e venne con i suoi allievi ad eseguirlo. Quando ebbe completato l’affresco, egli commentò la sua opera dicendo: Il soggetto è veramente stimolante dal punto di vista pittorico. Due gli elementi fondamentalmente presenti: quello umano e quello naturalistico. Insieme all'aspetto narrativo (le sette figure salgono faticosamente il monte) il soggetto ha parecchi contenuti simbolici: ogni figura che sale si porta dietro il fardello delle umane debolezze delle quali potrà liberarsi soltanto arrivando in alto, dove la visione della Madonna rappresenterà veramente una conquista. Una conquista spirituale, una purificazione ottenuta attraverso la fatica, la volontà, la fede.

    Nel nostro cammino sulle orme di Cristo, nel vivere la nostra vocazione alla vita religiosa sulla scia dei Sette primi Padri, ognuno di noi porta con sé, non solo la perla preziosa scoperta sul Senario, ma anche il peso della fatica della conversione, il peso dei propri limiti e di beni terreni a cui tiene tanto, troppo, e di cui deve liberarsi.


Indice

 

Sigle / Abbreviazioni

Lettera di presentazione (1-6)

E, lasciando tutto, lo seguirono

 

Testi

I. La poverta’ evangelica, Un ritorno all’essenziale:

Linee ispiratrici (7-20)

Povertà evangelica e vita religiosa (7-9)

- Povertà evangelica: condizione e scelta (8)

- Povertà e sequela (9)

Povertà per la fraternità (10-13)

- Possesso di beni e comunione (11)

- Potere e fraternità (12)

- Potere e servizio (13)

Povertà per una grande Alleanza (14-17)

- Alleanza con il nostro mondo (15)

- Alleanza con il creato (16)

- Un progetto urgente: la Foresta Amazzonica (17)

La povertà dei Servi (18-20)

- Povertà evangelica, una scelta personale (19)

- Alcune indicazioni (20)

 

II. Comunità dei Servi di Maria (21-31)

Eguaglianza in comunità (21)                                           

Povertà, esperienza personale e vita comune (22-26)

Case generalizie (27)

- Collaborazione

- Programma annuale

Monte Senario (28-29)

Eger (30)

Conventi storici da valorizzare (31)

 

III. Sviluppo personale del Servo di Maria (32-44)

Animazione vocazionale (34)

Formazione iniziale                                                                    

Formazione permanente (36-37)                                                  

- Segretariato generale per la Formazione permanente (37)

  a) Composizione del Segretariato

  b) Compiti del Segretariato

  c) Verifica

Formazione dei formatori (38)                           

Dialogo interculturale (39)                                          

Comunità Internazionali di Formazione (40)

Centri di studio e di documentazione (41)

Pontificia Facoltà Teologica “Marianum” (42)                     

Reggenti degli Studi (43)                                     

Commissione Liturgica Internazionale O.S.M. (clios)         (44)

 

IV. Servizio apostolico (45-46)

Segretariato generale per l’Evangelizzazione dei popoli e Giustizia e pace (45)

- Composizione del Segretariato

- Compiti del Segretariato

- Verifica

Nuove presenze dei Servi (46)

 

V. Organizzazione dell’Ordine (47-77)

RISTRUTTURAZIONE (47-55)

Riqualificazione delle presenze (48-51)

- Criteri di verifica per le comunità (48)

- Modalità di attuazione (49)

- Circa la possibilità di costituire giuridicamente una comunità con nuova figura giuridica, dipendente da un’altra comunità canonicamente eretta (50)

- Competenze dei Consigli provinciali o vicariali in deroga a una parte dell’art. 233/h delle Costituzioni (51)

Programmazione a livello di giurisdizioni (52-54)

- Priorità nel mantenimento delle comunità (52)

- Competenze del Consiglio generalizio in deroga all’art. 282/g delle Costituzioni (53)

- Regressione nello stato giuridico (54)

Le collaborazioni regionali (55)

COMUNIONE E AMMINISTRAZIONE DEI BENI (56-64)

Studio delle previsioni statistico-demografiche osm (57)

Solidarietà (58)

 

L’uso responsabile delle risorse (59)

Nuove forme di finanziamento (60)

Collaborazione dei laici nel ministero e nell’amministrazione (61)

Pontificia Facoltà Teologica “Marianum” (62)

Fondo capitale (63-64)

Incremento del Fondo capitale (63)

Utilizzazione del Fondo capitale (64)

Direttorio generale (65-66)

Elaborazione di un Direttorio generale (65)

Commissione per il Direttorio generale dell’Ordine (66)

ALTRI Aspetti giuridici (67-77)

Elezione del Priore provinciale in Capitolo (68)

Consiglieri generali (69)

Centralizzazione – Decentralizzazione (70)

Numero dei membri del Consiglio provinciale/vicariale (cf. Cost. 231, 249) (71)

Organismo di consultazione (72)

Durata del mandato dei Priori/Vicari provinciali (cf. Cost. 225/a, 254/b, 232, 249/c) e degli uffici collegati (priori, parroci, ufficiali) (73)

Segretariati e Ufficiali generali (74)

Capitolo generale elettivo 2013 (75-77)

- Preparazione del Capitolo generale elettivo 2013 (75-76)

- Delegati al Capitolo generale (77)

 

VI. Comunione nella Famiglia servitana (78-82)

La Famiglia servitana (78)

- Una famiglia unita che semina la speranza (78)

- Sensus familiae (79)

- Collaborazione (80)

Comunicazioni (81-82

 

Appendice (83-102)

Appendice I.

DAL CAPITOLO GENERALE 2001 (83-88)

Con santa Maria nella ricerca e nell’esperienza di Dio (83-86)

- Progetto personale (84)

- Progetto comunitario (85)

- Indicazioni per la formazione permanente (86)

Giustizia e pace (87)

Comunione e solidarietà (88)

Appendice II

Testimonianza di povertà evangelica (Commissione preparatoria) (89-95)

Povertà come libertà per seguire Cristo (90)

Povertà come libertà per la fraternità (91)

Povertà come libertà per la solidarietà (92-95)

- Domande importanti (94)

- Alcune decisioni pratiche (95)

A livello personale e comunitario

A livello provinciale

A livello di Ordine

Appendice III.

Allocuzioni del Priore generale (96-97)

Omelia del Priore generale alla messa dello Spirito Santo

per l’apertura del Capitolo generale

«Ti preoccupi e ti àgiti per molte cose …» (96)

Omelia del Priore generale

alla messa del giorno di chiusura del Capitolo generale

Un granellino di senapa (97)

Appendice IV.

Messaggi (98-102)

Telegramma del cardinale Tarcisio Bertone Segretario di Stato di Sua Santità Benedetto XVI (98)

Messaggio al Presidente della Repubblica Federativa del Brasile (99)

Messaggio a Mons. Charles Bo, arcivescovo di Yangon, Myanmar (100)

Messaggio a fra Maria Soosai, Myanmar (101)

Messaggio alle suore Serve della Madre Addolorata dell’India, Myanmar (102)

 

 


Sigle / Abbreviazioni

Acta osm        Acta Ordinis Servorum beatæ Mariæ Virginis (Curia generalis o.s.m., Romæ 1916s).

CG 1989       Ordine dei frati Servi di Maria – Capitolo generale 1989 (Curia generalizia o.s.m., Roma 1990).

CG 1995       Ordine dei frati Servi di Maria – Capitolo generale 1995 (Curia generalizia o.s.m., Roma 1996).

CG 2001       CCXI Capitulum generale 2001, Testi del Capitolo Generale 2001 [approvati dal Consiglio generalizio nella seduta del 3 gennaio 2002 (cfr. Cost. 264)] (Curia generalis o.s.m., Romae 2002).

cif                 Comunità Internazionale di Formazione.

clios             Commissio Liturgica Internationalis Ordinis Servorum beatæ Mariæ Virginis.

Cost.             Costituzioni dell’Ordine dei frati Servi di Maria. Regola di Sant’Agostino (Curia generalizia o.s.m., Roma 1987).

Cost. ant.      Constitutiones antiquæ fratrum Servorum sanctæ Mariæ a S. Philippo Benitio anno circiter 1280 editæ: Monumenta osm 1 (1897) 7-26 (introduzione); 27-54 (testo).

LO                 Legenda de Origine Ordinis fratrum Servorum Virginis Mariæ.

Regola          Regola per i servi di Dio di sant’Agostino.

RI                  Chiamati a servire per amore con santa Maria – “Ratio Institutionis” dell’Ordine dei frati Servi di Maria (Curia generalis o.s.m., Romae 2000), in: Acta osm n.s. I,1 (2000) 251 p.

unifas          unione internazionale della famiglia servitana.          

 


 Prot. 535/2007

 

1. Cari fratelli,

 

con il presente fascicolo il Consiglio generalizio pubblica ufficialmente i testi approvati dal CCXII Capitolo generale dell’Ordine, celebratosi ad Ariccia (Roma), nei giorni 8-30 ottobre 2007.

L’ordine di presentazione dei testi, proposto dalla Commissione postcapitolare per la pubblicazione dei testi finali (Paolo M. Orlandini, presidente, Riccardo M. Casagrande, Camille M. Jacques), riprende la successione dei temi del testo costituzionale.

Gli atti integrali saranno pubblicati, a suo tempo, sugli Acta Ordinis Servorum Beatae Mariae Virginis.

 

2. Il CCXII Capitolo generale fu appunto «generale», ossia celebrato da tutto l’Ordine. Infatti, ognuno di voi ha avuto in qualche modo «voce in Capitolo». Prima della sua celebrazione, ogni frate e ogni comunità hanno potuto entrare in dialogo con la Commissione precapitolare negli ultimi due anni nella preparazione del Capitolo. Durante la celebrazione del Capitolo, attraverso la lettura della documentazione preparatoria accessibile anche sul sito Internet dell’Ordine e dei puntuali notiziari, ognuno ha potuto offrire le proprie reazioni e proposte tramite tra l’altro il blog (Sito Web interattivo) creato specificamente a questo fine. Ed ora, avendo in mano i testi finali della celebrazione capitolare, ogni frate e ogni comunità sono invitati a fare proprie le dichiarazioni e a mettere in atto le decisioni capitolari.

Il tema della povertà evangelica segna ogni sezione dei testi capitolari. L’Ordine nostro, riflettendo sul tema-guida E, lasciando tutto, lo seguirono (Lc 5, 11), torna a meditare sul suo proposito di discepolato e trae ispirazione dai primi discepoli e dai Sette primi Padri.

 

I primi discepoli

3. Secondo i vangeli sinottici, la chiamata dei primi discepoli, Simon Pietro ed Andrea, Giacomo e Giovanni (cf. Mt 4, 18-22; Mc 1, 16-20; Lc 5, 1-11), avvenne – se così si può dire – senza discussione. Essi erano occupati nel loro mestiere di pescatori. Gesù si avvicinò e disse loro: Seguitemi, vi farò pescatori di uomini (Mt 4, 19; cf. Lc 5, 10). E, lasciando tutto, lo seguirono (Lc 5, 11; cf. Mt 4, 22; Mc 1, 20). Non ci furono compromessi da stabilire o condizioni da rispettare, per avviarsi sulle orme del Maestro, ma solo docilità e disponibilità, una risposta affermativa, libera, immediata. L’Ordine nostro vuole ritrovare tale docilità e disponibilità nella sua sequela di Cristo, superare ciò che gli è di ostacolo (cf. nn. 7-20), crescere nella vita delle comunità e dei singoli membri (cf. nn. 21-44) e servire con zelo apostolico (cf. nn. 45-46) in collaborazione con i membri della Famiglia servitana (cf. nn. 78-82).

 

I Sette primi Padri

4. L’Ordine nostro è nato in Toscana, Italia, più di sette secoli fa, non secondo qualche progetto umano fatto da membri della Società Maggiore di Santa Maria in Firenze, ma per volontà di Dio e per intervento della beata Vergine Maria, Nostra Signora (cf. LO 24). Secondo il disegno di Dio, i Sette primi Padri seguirono il consiglio evangelico di Cristo: Una cosa ancora ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi (Lc 18, 22). Abbandonarono tutto per seguire Cristo e vivere il Vangelo in comunione fraterna, al servizio della Vergine sua Madre (LO 18). Scelsero di avere tutto in comune, come nella comunità cristiana primitiva (cf. At 4, 32; Regola 4-8). L’Ordine nostro, presente ormai nei cinque continenti e in contesti linguistici, culturali, sociali ed economici molto vari, è consapevole di essere proprio «internazionale» e avverte la necessità di snellire le strutture (cf. nn. 47-55, 65-77) e di favorire una maggiore collaborazione e comunione dei beni tra le giurisdizioni (cf. nn. 56-64).

 

Revisione costituzionale e Direttorio generale

5. In questo sessennio 2007-2013, il nostro testo costituzionale sarà riveduto per il fatto che alcuni articoli potrebbero passare nel Direttorio generale che verrà elaborato (cf. nn. 65-66) e anche perché alcuni decreti (cf. nn. 51, 53, 54, 68), approvati da tre Capitoli generali consecutivi, potrebbero essere inseriti nelle Costituzioni (cf. Cost. 312).

 

6. Auguro a tutti un cammino sereno, insieme con santa Maria, Madre e Discepola del Signore.

 

Roma, dal nostro Convento di San Marcello,

12 dicembre 2007, memoria della Beata Maria Vergine di Guadalupe

 

fr. Ángel Maria Ruiz Garnica, o.s.m.

Priore generale

fr. Camille M. Jacques, o.s.m.

Segretario dell’Ordine
 

E, lasciando tutto, lo seguirono. (Lc 5, 11)

 

I Sette primi Padri

trovarono la perla preziosa […] e per procurarsela

non solo distribuirono ai poveri quanto possedevano,

vendendo tutto secondo il consiglio evangelico,

ma anche si offrirono con gioiosa determinazione

a un servizio fedele a Dio e alla Nostra Signora. […]

Si sciolsero prima di tutto da ogni legame

per poter attuare liberamente

e secondo giustizia l’unione desiderata.

Disposero quindi delle loro case e delle loro famiglie:

a queste lasciarono il necessario,

il resto lo distribuirono ai poveri e alle chiese

per il bene delle loro anime,

stabilendo di non conservare per sé assolutamente niente

al momento della loro unione. […]

Tutti, deposte le vesti preziose e indossati abiti più dimessi,

presero dapprima un mantello e una tunica di panno bigio;

si tolsero le camicie di lino[1]

e indossarono sulla carne il cilicio;

con sobrietà prendevano cibi e bevande,

e solo quando era necessario;

respingevano le attrattive sensuali,

con una perfetta osservanza della castità;

dominando pensieri, parole, sentimenti e azioni,

cercavano di mantenerli entro i limiti dell’eccesso e del difetto,

e quindi nel giusto mezzo;

perseverando nella preghiera giorno e notte,

imparavano a piacere solo a Dio;

fuggendo il chiasso del mondo e la compagnia degli uomini,

si recavano nelle chiese e in luoghi raccolti e solitari,

dove potersi dedicare più liberamente alla contemplazione.

(LO 17, 30)


Testi

 

I. La povertÀ evangelica, Un ritorno all’essenziale: Linee ispiratrici

 

Povertà evangelica e vita religiosa

 

7. La vita religiosa attraversa oggi un momento di grande prova e fatica. La cultura del benessere e del consumo è penetrata profondamente nella vita religiosa. L’Ordine intero sta prendendo coscienza – ed è questo il frutto più importante del Capitolo generale – che l’uscita dalla crisi attuale passa necessariamente attraverso una rinnovata e decisa opzione per la povertà evangelica come modo di usare i beni di cui disponiamo e come testimonianza della nostra fede e sequela di Cristo.

L’Ordine percepisce di avere un futuro, ma comprende pure che la via del futuro passa attraverso la scelta della povertà. Peraltro, la scelta della povertà come primo passo per ogni cammino spirituale ha caratterizzato in ogni tempo il monachesimo, anche anteriore o esterno al cristianesimo.

 

Povertà evangelica: condizione e scelta

8. La povertà è la condizione della creatura, che riceve se stessa come un dono dalle mani di Dio: da Lui essa riceve sostentamento e in Lui trova il senso della sua vita, consapevole di essere al tempo stesso vaso d’oro e vaso d’argilla (cf. 2 Tm 2, 20).

Ma la povertà evangelica è anche una scelta che ogni frate Servo di santa Maria è chiamato a rinnovare ogni giorno: scelta da compiere non per amore della povertà in se stessa, ma per amore di Cristo, di ciò che Lui solo ha e può dare.

Lasciando tutto, lo seguirono (Lc 5, 11). L’accento in questa frase non è da porre sulle parole lasciando tutto, ma su lo [Cristo] seguirono. Nel lasciare non c’è tristezza, ma la gioia della scoperta di un tesoro nel campo, di una perla preziosa. Lasciano tutto, per avere tutto; lasciano il mondo per riavere il mondo in altro modo (non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi … che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, cf. Mc 10, 30), per godere della bellezza delle cose senza bisogno di possederle. Questa è la conversione. Una conversione che non può essere solo frutto di buona volontà, ma che è dono e grazia, da chiedere sempre e poi da ravvivare con la contemplazione, la familiarità con la Parola di Dio, le scelte di vita; una conversione che è rinascere dalla Parola.

 

Povertà e sequela

9. Nella povertà come modalità della sequela di Cristo si è fatta così evidente la continuità con il Capitolo generale 2001, in cui la prima fra le priorità indicate era la ricerca e l’esperienza di Dio. In questo Capitolo generale viene precisato che Colui che l’Ordine cerca ha un nome, il Dio di Gesù, e che la condizione per trovarlo è “lasciare tutto”.

L’Ordine è inquieto. L’Ordine è in ricerca. L’Ordine è insoddisfatto. Esso sente che quello che ha non gli basta, e al tempo stesso gli è di troppo. Gli è di troppo, come fu per Davide che, dovendo affrontare il gigante Golia, disse a Saul, il quale lo aveva rivestito con la sua corazza, gli aveva fatto indossare l’elmo di bronzo, lo aveva cinto con la sua spada: “Non riesco a camminare con tutte queste cose”. E Davide se le tolse di dosso… (1 Sam 17, 38-39).

L’Ordine oggi ripete: “Non riesco a camminare con tutte queste cose”.

Ma sente anche che “queste cose” non gli bastano, perché non possono soddisfare la sua sete profonda; perché sono l’illusione di chi, povero di spiritualità, di amore, di Dio, cerca di colmare con esse il suo vuoto interiore.

 

Povertà per la fraternità

 

10. Nella tradizione dei Servi, per povertà s’intende comunione dei beni (Cost. 57). Abbiamo scelto la povertà per amore della fraternità. Fin dalla prima comunità cristiana (cf. At 2, 44-45), mettere in comune i beni è segno efficace di comunione. Così i primi Padri, dopo aver lasciato beni, case e famiglie, rinnovano la scelta della povertà evangelica sottoscrivendo un ‘atto di povertà’[2] con il quale s’impegnano a non possedere nulla affinché nulla li possa separare l’uno dall’altro, e quindi nudi, il nudo Signore seguirono (D.M. Turoldo).[3]

Lo stesso nome che i Padri hanno scelto per sé, “servi”, annuncia un modo alternativo di vivere, indica servizio e non potere, povertà e non ricchezza, accoglienza e non sopraffazione, marginalità e non centralità, cura e non dominio della vita. Il nome di “Servi di Maria” porta in sé la particolare coloritura degli anawim, i poveri della Bibbia, che, come Maria, la piccola serva, sanno che da soli non possono nulla e si affidano a Colui al quale nulla è impossibile (Lc 1, 37).

Analogamente, quasi tutte le fondazioni contemporanee alle origini dell’Ordine hanno scelto nomi che indicano una visione nuova della fede e delle relazioni umane (frati Minori, Umiliati, Poveri di Cristo…). Il nome stesso è già messaggio evangelico, eco e memoria viva di Colei che si è detta serva (Lc 1, 38), di Colei che Dio ha guardato per la sua “povertà” (cf. Lc 1, 48).

 

Possesso di beni e comunione

11. Prendendo visione delle varie realtà dell’Ordine, il Capitolo generale si è reso conto che alcune comunità si impegnano a crescere nella comunione attraverso la condivisione dei beni, mentre altre si caratterizzano per alcuni aspetti di separazione. La chiamata alla comunione è frustrata talvolta anche dall’uso individuale delle cose e del tempo.

L’autosufficienza dei frati che hanno un conto bancario personale, l’uso individuale di una automobile, che dispongono di computer personale, di Internet nella loro stanza, di cellulare, di televisione personale, può portare alla separazione dai fratelli, alla diminuzione della vita comune, a non saper più anteporre le cose comuni alle proprie (Regola 31; cf. 1 Cor 13, 5).

In questo modo il singolo frate dà sempre meno tempo ai confratelli, condivide sempre meno se stesso; la sua partecipazione alla vita comunitaria è debole e scarsa; la crescente separazione dai fratelli è mascherata dalla presenza puramente formale alla preghiera e alla mensa.

 

Potere e fraternità

12. Il Capitolo generale avverte come il potere e l’autorità possano essere una forma di ricchezza, il cui uso improprio può approfondire differenze e divisioni.

L’esperienza ha mostrato che l’abuso nell’esercizio dell’autorità può far sì che alcuni fratelli si sentano vittime o esclusi. Là dove un abuso di potere ha creato divisione, dolore e risentimento, v’è la necessità urgente di un radicale cambiamento di atteggiamento che conduca a una piena riconciliazione e quindi a un miglioramento della qualità della vita fraterna.

Perché la vita comune diventi felice e vivificante, i frati scelgano ancora il perdono, l’umiltà, la semplicità, l’essenzialità, la purificazione della memoria per crescere nel genuino spirito di servizio.

 

Potere e servizio

13. L’uso equilibrato e rispettoso dell’autorità è importante anche nel nostro ministero apostolico. Il nostro servizio deve favorire la piena partecipazione dei fedeli laici con i loro doni e talenti. Se, sull’esempio di Cristo, diventeremo poveri nell’uso del nostro potere, i fedeli diventeranno generosi nel mettere a disposizione i loro talenti.

Attenti ai segni dei tempi, ci impegneremo ad un’analisi continua della realtà in così rapida trasformazione, per dare una risposta cristiana per la soluzione dei problemi dell’ambiente e della società (Cost. 116).

 

 

Povertà per una grande Alleanza

 

14. Feriti dall’immenso pianto del mondo, abbiamo scelto la povertà per superare le molte barriere che ancora dividono l’uomo dall’uomo (cf. Cost. 74): senza passione per l’uomo non c’è povertà. Dalla comunità la nostra fraternità si espande guidata da un sogno di alleanza con tutto ciò che vive sotto il sole.

La comunità che considera i poveri come eredità lasciatale dal Signore ed ordina concretamente i propri beni al loro aiuto (Cost. 62, 289/c), può dire al mondo, con la propria vita, che il bene non sta nel maggior profitto, ma in una comunione sempre più ampia e profonda; che il vero progresso non consiste nella crescita economica, ma nell’abolizione delle barriere. La povertà può essere anche intesa come solidarietà.

Cristo, da ricco che era si fece povero (2 Cor 8, 9). Il povero è il luogo teologico dove il Figlio dell’uomo si mostra all’uomo. Cristo è ancora crocifisso nei suoi fratelli (Cost. 319) sofferenti o perseguitati. La via che egli ha tracciato per giungere al Regno passa attraverso la Croce e la povertà, ma noi talvolta abbiamo seguito altre vie.

Il Capitolo generale è grato ai fratelli che, poveri con i poveri, mettono la vita al loro servizio, e li benedice. Ma sente anche che l’impegno di alcuni non basta; sente, con tristezza, di aver mancato alla povertà evangelica. Sente che ora è il tempo per la conversione del cuore.

Per questo, a nome dell’Ordine, il Capitolo generale dei Servi chiede oggi perdono a Dio e ai poveri per aver ignorato le loro voci; per aver taciuto quando era necessario alzare la voce in loro difesa; per non averli neppure visti quando, come il povero Lazzaro, sedevano alle porte delle nostre case, della casa grande che è il mondo, a mendicare pane e fraternità; chiede perdono ai poveri per l’elemosina fatta loro senza amore e senza giustizia.

 

Alleanza con il nostro mondo

15. Il Capitolo generale ha fatto spesso riferimento al fenomeno mondiale della povertà economica e ai meccanismi di ingiustizia che producono una sempre maggiore separazione tra ricchi e poveri. Dichiariamo inaccettabile questo crescente divario.

L’ammonimento di papa Paolo VI, nella lettera enciclica Populorum progressio (26 marzo 1967), rimane tuttora valido: costruiamo una comunità umana dove le persone possano godere una vita veramente umana… dove il povero Lazzaro possa assidersi alla stessa mensa del ricco (n. 47). Le sofferenze subite dai nostri fratelli e sorelle nelle varie parti del mondo ci raggiungono.

Sono volti di popoli in guerra; volti di bambini, vittime di violenza, fame, abusi, abbandono; volti di donne, violate, comprate e vendute; volti di indigeni, espropriati per secoli di terra, cultura e fede; volti di esiliati e di migranti, alla ricerca di sopravvivenza e dignità; volti di carcerati, che affollano le infinite carceri del mondo; volti di ammalati che mostrano la nostra precarietà, spesso anche vittime di interessi ciechi, di epidemie, della tremenda piaga dell’AIDS. Volti di lavoratori precari e senza garanzie, privati della speranza di un futuro migliore. Volti di bambini non nati.

E mille altri volti di una umanità ferita che reclama rispetto, diritto di vivere e di partecipare alla costruzione di una terra nuova, più giusta e fraterna.

A questi fratelli e al loro grido dobbiamo in qualche modo rispondere.

 

Alleanza con il creato

16. Così pure dobbiamo rispondere alla gravissima aggressione che la terra stessa subisce attraverso lo sfruttamento selvaggio delle sue risorse del pianeta, e che rischia di compromettere l’esistenza stessa dell’umanità. La ricerca affannosa di ricchezza sta generando un rischio di morte per l’intero pianeta. Esempio doloroso ne sono il riscaldamento globale, l’inquinamento, la privatizzazione dell’acqua, lo spreco, la distruzione della Foresta Amazzonica.

I nostri primi Padri, nella solitudine del Senario, coltivavano il rispetto per la natura e la devozione verso il creato come dono di Dio (cf. LO 41). Anche oggi alcuni Servi promuovono la responsabilità ecologica, altri difendono attivamente le risorse della terra, ma insieme con loro tutte le comunità devono crescere nell’amore e nel rispetto del creato, ponendo particolare attenzione alla sobrietà dello stile di vita, all’uso consapevole di acqua e di energia, alla testimonianza contro il consumismo.

 

Un progetto urgente: la Foresta Amazzonica

17. Nell’ambito dell’alleanza con la creazione il Capitolo generale fa proprio un progetto presentato dai frati del Brasile e lo propone a tutto l’Ordine: assumere la difesa della Foresta Amazzonica; progetto comune,[4] dunque, in cui non è lasciata sola la voce e l’opera tenace e coraggiosa di alcuni Servi e dello stesso episcopato latino-americano (Documento di Aparecida, maggio 2007).

Il Capitolo generale invita tutte le componenti della Famiglia servitana a partecipare a questo progetto. Invita ogni giurisdizione a impegnarsi in attività educative e promozionali in difesa della Foresta, coinvolgendo possibilmente anche le Conferenze Nazionali di Vita Consacrata.

 

La povertà dei Servi

 

18. In comunione con la tradizione della vita monastica, l’Ordine ha vissuto la povertà secondo il precetto “prega e lavora”. Infatti le Costituzioni delineano il volto della povertà con questi tratti sobri: lavoro, comunione dei beni, modesto tenore di vita (cf. Cost. 57), cura e distacco nell’uso dei beni (cf. Cost. 62). Due volte viene ribadito il dovere per i Servi di ordinare ciò che possiedono al servizio della comunità, dell’Ordine e dei poveri (cf. Cost. 62, 289/c).

Ne consegue che se una comunità non destina una parte importante dei propri averi ai poveri, e questo non occasionalmente, ma come progetto, non vive secondo le Costituzioni, non può dirsi comunità dei Servi.

 

Povertà evangelica, una scelta personale

19. La povertà del Servo di Maria non è la scelta di una perfezione individuale. Eppure concerne me personalmente, che sento di non vivere secondo povertà, che non sono libero nel cuore dal desiderio di cose, che non manco di nulla e tuttavia mi sono creato molte inutili esigenze, che ho capovolto la parola della Regola di sant’Agostino: è meglio aver meno bisogni che possedere più cose (Regola 18). Quali cose io devo lasciare? Io, che sperimento la distanza tra la proposta radicale del Vangelo e i poveri passi che con fatica riesco a fare, che mentre continuo a cercare accorgimenti per giustificarmi accantono l’urgenza di decidere …

Il Vangelo ci chiede ben di più, esige un cambiamento della nostra vita. Se l’ideale è solo proclamato, è dannoso; se la Parola non si incarna in scelte concrete, è non solo svuotata ma pericolosa: la mia e nostra incoerenza ne escono rafforzate.

 

Alcune indicazioni

20. Pertanto ogni frate si renda consapevole che con la mancata osservanza della povertà evangelica concorre al decadimento del proprio Ordine, perché entra in una crisi di identità e perde i valori fondanti. Infatti l’Ordine è un’umile tenda della Parola, mossa dal vento dello Spirito e conservata dalla povertà (LO 44).

Per questo il Capitolo generale fa suo e ripropone il testo finale della Commissione pre-capitolare sulla Testimonianza di povertà evangelica[5] come stimolo per continuare la riflessione, ed esorta ogni frate ed ogni comunità ad accogliere con cuore semplice e attento le indicazioni offerte, e a lavorare per compiere ed attuare, in questo sessennio, scelte concrete, segni umili e pratici, nei quali si renda visibile la gioiosa passione per Cristo e la esigente passione per l’uomo.
 

II. Comunità dei Servi di Maria

 

Eguaglianza in comunità                                                           

Dichiarazione

21. Le Costituzioni si rivolgono, senza distinzione, a tutti i frati che vivono la loro consacrazione religiosa, nell’intento di raggiungere la perfetta dignità e libertà dei figli di Dio (Cost. 8) e dedicarsi al servizio di tutti gli uomini.

Il Capitolo generale invita ad esprimere la stessa dignità e l’uguaglianza di tutti i frati (cf. Cost. 9, 10, 17) in ogni forma di linguaggio e di comportamento e ad eliminare dalla comunità ciò che divide ed offusca la trasparenza della vita fraterna.

Chiede, inoltre, che ai vari livelli (Consigli, Capitoli provinciali, comunità) si accolga e si incoraggi, nel profondo rispetto dell’identità del frate Servo di Maria, la vocazione del frate laico. Per questi fratelli che non accedono al presbiterato si studino altre forme di servizio significative ed espressive del carisma dell’Ordine, previa adeguata specializzazione professionale e formazione teologica di base (cf. Cost. 159, 161).

 

Povertà, esperienza personale e vita comune

Dichiarazione

22. Il Capitolo generale 2001 richiamava l’Ordine ad impegnarsi a riqualificare le comunità, perché diventassero sempre più luoghi di ascolto e di attesa, di ricerca e di esperienza di Dio, scuola di divino e umano servizio.[6] La nostra vita consacrata ha le fondamenta sulla roccia di una fede radicale e sull’esperienza di Dio ed ha senso e sapore se diventa testimonianza di come cercare il Regno di Dio e la sua giustizia (Mt 6, 33). Entrando nella sequela di Cristo con la professione dei tre voti, abbiamo dichiarato al mondo di scegliere le categorie del Regno come i nostri primi Padri (cf. LO 17).

 

23. Il Capitolo generale ricorda a tutti i frati che, nella storia della Chiesa e della vita consacrata, tre sono gli ambiti nei quali la povertà evangelica è stata maggiormente sentita: povertà personale, povertà comunitaria e opzione per i poveri.

Pertanto ogni frate prenda coscienza e si senta responsabile, in prima persona, del fatto che, con la mancata osservanza della povertà evangelica – come, ad esempio, l’uso smoderato dei beni, dei mezzi di comunicazione, dei mezzi di trasporto, del vestiario, del cibo, delle comodità, il crearsi esigenze inutili – concorre al decadimento del proprio Ordine.

Dichiarazione

24. Riferendosi agli articoli sulla povertà personale e comunitaria della Regola di sant’Agostino (nn. 4-6, 31) e delle Costituzioni osm (Cost. 57-70, 147), il Capitolo generale richiama quanto segue:

a)  Il frate non può ritenere per sé denaro proveniente da pensioni, stipendi e offerte, né tanto meno potrà avere conti bancari personali, a meno che non ci sia un esplicito permesso dei superiori maggiori.

b)  Il frate e la comunità siano educati alla consapevole valutazione dei prezzi e dei costi della vita, evitando lo sciupio e il superfluo. Ogni frate, attraverso la sua laboriosità, attenzione e premura, contribuisca alla gestione economica della comunità dando il buon esempio con uno stile personale di vita sobrio ed essenziale. Nel dono di sé, metta al centro degli interessi non il proprio bene, ma il bene altrui.

c)  Segno di povertà è anche il nostro rapporto con i fratelli della comunità e con l’ambiente, evitando il protagonismo, l’individualismo e l’uso del potere religioso. Il dialogo vero e sincero[7] sia il mezzo con il quale ci liberiamo dal nostro egocentrismo, per creare sempre più un consenso collegiale sia nell’ambito comunitario, sia nella collaborazione con i laici (cf. Cost. 107).

d) Il fratello ammalato, anziano, problematico, e la mancanza di vocazioni e di personale, ci permettono di esercitare il dono di sé nei confronti di chi non è più autosufficiente. Il prendersi cura dell’altro, il dare tempo all’altro, l’accompagnare e il sostenere il debole nelle nostre comunità diventa una forma di spoliazione del proprio io per dare la vita per gli altri (cf. Gv 15, 13; 10, 11).

e)  Esprimiamo la nostra povertà attraverso la compassione e la riconciliazione, tenendo conto dell’umana fragilità e debolezza ed evitando giudizi e condanne (cf. Cost. 56).

f)  Le comunità già esistenti che vivono una radicale povertà evangelica siano aperte ad accogliere, dietro permesso dei superiori maggiori, altri frati che desiderino vivere il medesimo stile di vita, ossia poveri tra i poveri (cf. Cost. 58).

 

Dichiarazione

25. Il Capitolo generale propone quanto segue:

a)  Ogni comunità e ogni Provincia decida a fine anno la parte dell’avanzo finanziario da mettere a disposizione dell’Ordine, dei poveri (cf. Cost. 62, 289c) e di progetti indicati dal Consiglio generalizio. La decisione sia presa in accordo con il Priore provinciale e il suo Consiglio. Negli incontri dei Priori e Vicari provinciali con il Priore generale e il suo Consiglio si decida per quali necessità concrete debba essere devoluto il denaro. Il Priore generale e il suo Consiglio studino come l’Ordine possa partecipare all’annullamento del debito internazionale che pesa su molte nazioni del mondo.

b)  Il Priore generale e il Priore provinciale nelle visite canoniche esaminino ed affrontino con fermezza e misura i seguenti punti: l’uso del denaro, come viene speso o accumulato, che tenore di vita tenga la comunità e quale sia la cura dell’ambiente e della casa.

c)  Il Priore conventuale attraverso il Capitolo, solleciti la comunità ad una presa di coscienza nei confronti della povertà e sia fermo nel denunciare abusi, distrazioni o indifferenza. Nel Capitolo conventuale si stabilisca anche lo stile e il tenore di vita da assumere nei confronti del territorio dove la comunità è situata, evitando uno stile di vita contraddittorio che diventa controtestimonianza, come l’uso di cose costose, oggetti personali vistosi, la ricerca dell’ultimo prodotto tecnologico (computer, cellulari, macchine fotografiche),[8] vacanze e ferie in luoghi costosi.

 

26. La conoscenza della storia dell’Ordine, della nostra tradizione, della nostra spiritualità, della Regola di sant’Agostino, e delle Costituzioni sono una ricchezza del nostro patrimonio storico e spirituale che ci aiuterà, sull’esempio dei Sette Santi Padri, a ricercare sempre di più la povertà evangelica.

 

Case generalizie

Decreto

27. Le comunità sotto l’immediata giurisdizione del Priore generale sono al servizio di tutto l’Ordine o esprimono un particolare servizio di tutto l’Ordine a una Chiesa particolare (Eger).

 

Collaborazione

a) Per la loro composizione e per garantire i mezzi per il loro specifico servizio, tutte le Province e i Vicariati sono tenuti a collaborare efficacemente con il Priore generale, sia con la disponibilità in personale, sia con mezzi finanziari o altro.

 

Programma annuale

b) Il Consigliere generale, indicato dal Priore generale, convoca i Priori delle Case generalizie per elaborare un programma annuale per mettere in pratica quanto il Capitolo generale chiede per la formazione permanente e per altre iniziative che favoriscano la comunione fraterna.

 

Monte Senario

Dichiarazione

28. Il Capitolo generale dichiara nuovamente che il sacro convento di Monte Senario è patria spirituale di tutto l’Ordine[9] e resta quindi sotto la giurisdizione del Priore generale. Il Capitolo generale chiede:

a) alla comunità di impegnarsi ad una forte esperienza di vita spirituale e fraterna; di dare uno spazio più ampio agli aspetti della vita contemplativa (cf. Cost. 4); di accogliere sessioni di formazione permanente.

b) al Consiglio generalizio di valutare, in dialogo con la Conferenza regionale, l’opportunità di stabilirvi il noviziato comune per le Province europee.

c) al Consiglio generalizio e al Consiglio della Provincia “SS. Annunziata” di aggiornare la Convenzione su Monte Senario.

Dichiarazione

29. Per ciò che riguarda il “Progetto comune” a Monte Senario (23-24 maggio 2007)[10] appoggiato anche dalla Comunità di Monte Senario,[11] il Capitolo generale ritiene che sia sufficiente fare riferimento alle indicazioni delle Costituzioni, art. 78.

 

Eger

Decreto

30. Il Consiglio generalizio entro il 2009 riveda il “Progetto Ungheria” del 1998 (proprietà della Provincia ungherese, Comunità di Eger, giurisdizione), in dialogo con la Comunità di Eger e la Famiglia servitana ungherese.

 

Conventi storici da valorizzare

 

31. Con il termine “storici da valorizzare” si indica l’impegno da parte di chi ha la responsabilità giuridica su questi conventi di farli risplendere di vita servitana, a beneficio dei frati e di tutta la Famiglia servitana.

Dichiarazione

Il Capitolo generale chiede alle Province di proseguire con cura la salvaguardia e la valorizzazione di alcuni conventi “storici”, considerati nell’Ordine di fondamentale importanza e significato per i seguenti motivi:

a)  perché risalgono alle origini dell’Ordine o delle Province;

b)  perché in essi vissero i nostri Fondatori;

c)  per le loro vicende storiche, colte genuinamente nelle antiche Legendae;

d) per la presenza di testimonianze storiche, anche recenti, e iconografiche – soprattutto mariane – che contribuiscono a configurare luminosamente il carisma dei Servi.

 

Nell’eventualità che una giurisdizione non sia più in grado di garantire la sussistenza di uno di tali conventi, il Consiglio generalizio procederà alla consultazione di tutto l’Ordine, al fine di trovare una soluzione positiva di continuità di tale patrimonio dei Servi.
 

Iii. Sviluppo personale del Servo di Maria

Dichiarazione

32. Il Capitolo generale ritiene fondamentale riconsiderare l’ambito dell’animazione vocazionale, della formazione iniziale, della formazione dei formatori e di tutto ciò che lo possa favorire, sotto l’angolatura della povertà, nell’intento di confermare o suscitare nell’O