Costituzioni OSM


edite nel 1987, per autorità del P. Michel Maria Sincerny, Priore generale del medesimo Ordine

 

Capitolo I - I Servi di Maria

 

1.          L'Ordine dei frati Servi di Maria, sorto come espressione di vita evangelico-apostolica, è una comunità di uomini riuniti nel nome del Signore Gesù.

         Mossi dallo Spirito, ci impegniamo, come i nostri primi Padri, a testimoniare il Vangelo in comunione fraterna e ad essere al servizio di Dio e dell'uomo, ispirandoci costantemente a Maria, Madre e Serva del Signore.

2.          Tale impegno, radicato nella consacrazione battesimale ed espresso con la Professione religiosa, viene da noi liberamente assunto per portare alla sua pienezza il comandamento della carità. Esso implica uno sforzo continuo per conformarsi a Cristo, che è venuto per servire e dare la vita per gli uomini, e ha rivelato che tutti sono figli dello stesso Padre e fratelli tra loro.

3.          Nelle nostre comunità, richiamandoci alla Chiesa dei tempi apostolici e alla Regola di sant'Agostino, viviamo concordi e unanimi nella preghiera, nell'ascolto della Parola di Dio, nello spezzare il Pane eucaristico e il pane guadagnato con il nostro lavoro, in vigile attesa del Signore che viene.

         Uniti dalla carità e sostenuti dalla vicendevole stima, mettiamo in comune beni, aspirazioni, attività e prendiamo fraternamente le nostre decisioni, a norma del Diritto comune e proprio.

         Secondo l'ispirazione mendicante del nostro Ordine, viviamo i calori evangelici della provvisorietà, della insicurezza e della disponibilità ad andare dove urge il nostro servizio.

4.          La comune vocazione dei Servi non esclude la pluralità delle forme. Nella loro ricerca di Dio, alcune comunità danno uno spazio più ampio agli aspetti contemplativi della nostra vita; altre si dedicano a molteplici servizi apostolici; altre adattano il loro modo di vivere alle esigenze di nuove situazioni: queste forme sono, tutte, espressioni di quella vita con cui cerchiamo di costituire una presenza operante della Chiesa nel mondo e di offrire una testimonianza di amore consacrato a Cristo e agli uomini.

5.          La comunione di vita e di intenti crea tra le nostre comunità molteplici rapporti che le uniscono in una fraternità più vasta, nel rispetto delle persone e delle autonomie locali. Spinte dalla carità e dai muti legami, esse si prestano scambievole aiuto, collaborano nell'attività apostolica, si organizzano in modo che la loro azione sia coordinata ed efficace, ed eseguono con lealtà quanto è stato stabilito di comune accordo.

         L'ideale dei Servi ha suscitato intorno alle nostre comunità o associato all'Ordine numerose famiglie e gruppi che, costituendo espressioni particolari di vita consacrata o laicale, partecipano all'unica nostra vocazione. Con essi manteniamo rapporti di collaborazione spirituale e apostolica.

6.          Per servire il Signore e i loro fratelli, i Servi si sono dedicati fino dalle origini alla Madre di Dio, la benedetta dell'Altissimo.

         A Lei si sono rivolti nel loro cammino verso Cristo e nell'impegno di comunicarlo agli uomini. Dal "fiat" dell'umile Ancella del Signore hanno appreso ad accogliere la Parola di Dio e ad essere attenti alle indicazioni dello Spirito; dalla partecipazione della Madre alla missione redentrice del Figlio, Servo sofferente di Yahveh, sono stati indotti a comprendere e sollevare le umane sofferenze.

         I Servi hanno onorato santa Maria come loro Signora con particolari atti di venerazione: rivolgendole il saluto angelico all'inizio degli atti comunitari; rendendole il tradizionale ossequio della "Vigilia della beata Vergine"; dedicando a Lei le loro chiese; solennizzandone le feste e celebrandone la memoria il sabato e al termine di ogni giorno.

7.          Fedeli alla nostra vocazione di servizio, cerchiamo di cogliere il significato della Vergine Maria per il mondo contemporaneo.

         Fratelli degli uomini, camminiamo insieme con loro per raggiungere una più intensa comunione di amore.

         Sensibili alle istanze della Chiesa, approfondiamo la conoscenza di Maria, Madre di Dio e degli uomini e della sua missione nel mistero della salvezza.

         Vedendo in Lei il "frutto più eccelso della redenzione", assecondiamo con le nostre energie le esigenze liberatrici dei singoli e della società. Consapevoli della divisione dei cristiani, ci adoperiamo perché la Figlia di Sion divenga per tutti un segno di Unità. Agli uomini insicuri proponiamo, quale esempio della fiducia dei figli di Dio, la Donna umile che ha posto nel Signore la sua speranza.

         Le nostre comunità siano una testimonianza dei valori umani ed evangelici rappresentati da Maria e del culto che la chiesa le rende. Esprimeranno la loro pietà mariana attingendo a forme proprie della nostra viva tradizione o creandone altre, in frutto di rinnovato servizio alla Vergine.

 

 

Comunità dei Servi di Maria

 

I. Vita Comune

 

Capitolo II - La Comunità

 

8.          Le nostre comunità sono formate da persone che, avendo scelto la forma di vita dei Servi di Maria, vogliono vivere in comunione fraterna e nel rispetto dei valori propri di ciascuno, per raggiungere la perfetta dignità e la libertà di figli di Dio e per dedicarsi con amore al servizio di tutti gli uomini.

9.          Tutti siamo e ci chiamiamo "Servi"; tutti in quanto fratelli, abbiamo la stessa dignità e siamo uguali tra noi. questa uguaglianza esclude titoli onorifici, ma ammette le precedenze richieste dalla carità, dal mutuo rispetto e dal riconoscimento dei compiti di ciascuno.

10.       In seno alla comunità, amata con fedeltà nelle ore liete e in quelle tristi, non viviamo nella ricerca di una amicizia fraterna, nel dono e nell'accettazione di ciascuno con le qualità e i suoi limiti.

11.       Noi che abbiamo scelto il celibato per il Regno di Dio, dobbiamo trovare nella fraternità un appoggio e un ambiente adatto per lo sviluppo armonioso della nostra persona e per la fedeltà alla nostra scelta di perfetta castità.

12.       L'obbedienza alla Parola di Dio, vivente nella Chiesa, anima la vita della comunità, costantemente protesa a scoprire la volontà di Dio su di sé e sui fratelli.

13.       L'obbedienza, fedeltà all'impegno di vita evangelica vissuta in comunità, si attua inoltre osservando queste Costituzioni nello spirito della Regola di sant'Agostino.

14.       Ci serviamo fraternamente l'un l'altro ad imitazione di Cristo; e, con senso di responsabilità, eseguiamo gli impegni insieme assunti.

15.       Per un inserimento sempre più perfetto nella comunità e per il rispetto dello sviluppo personale, si assicuri ad ogni frate una certa stabilità nella stessa comunità e la continuità in un determinato genere di lavoro.

         In ogni trasferimento:

a.          si tengano presenti il bene del frate e della comunità, le necessità della Provincia o Vicariato, dell'Ordine e della Chiesa;

b.         sia consultato il frate stesso;

c.          i frati e le comunità siano consapevoli che la ricerca compiuta insieme della volontà di Dio, il loro impegno di obbedienza e la caratteristica di itineranti richiedono ad ogni frate di essere disponibile e pronto.

16.        ---

a.          La comunità, per favorire la preghiera, lo studio e il lavoro dei fratelli, abbia cura di creare nella casa un clima di raccoglimento e stabilisca tempi e ambienti in cui il silenzio sia maggiormente osservato.

b.         A tale scopo il Capitolo conventuale determini quali ambienti debbano essere riservati esclusivamente ai frati; stabilisca inoltre norme per un uso degli strumenti di comunicazione sociale consentaneo alla natura e allo stile della vita religiosa.

17.       Per un più ricco e autentico servizio e per sostenere la concordia nella comunità, ognuno di noi riconosca i valori delle diverse età e indoli, rispetti la coscienza e le opinioni di ciascuno, considerando le inevitabili tensioni come segno di vita e trasformandole in occasione di arricchimento reciproco.

18.       La comunità abbia cura dei fratelli anziani o malati; dia ad essi la sicurezza di essere benvoluti e di poter lavorare secondo le loro possibilità; usi le terapie adeguate e manifesti, per ciascuno personalmente, una costante premura. In caso di malattia grave, sia sollecita nel procurare loro il sollievo dell'Unzione degli infermi e il Viatico dell'Eucarestia.

19.       L'adesione alla vita comunitaria non indebolisce ma rafforza il nostro amore verso i familiari; terremo con loro rapporti improntati a gratitudine e riserveremo loro una cordiale accoglienza, rendendoli in tal modo consapevoli di far parte della nostra famiglia.

20.       Gli impegni che riguardano tutta la comunità siano assunti comunitariamente; gli impegni che riguardano singolo frati, ma rivestano una certa importanza o abbiano carattere stabile, siano parimenti assunti con il consenso del Capitolo conventuale, il quale, peraltro, rispetterà, per quanto è possibile, la libertà e le iniziative di ciascuno.

21.       Ogni frate deve risiedere nel proprio convento. Egli deve essere membro di una comunità anche quando il suo lavoro apostolico, lo studio o altro serio motivo, gli impediscono di vivere insieme con gli altri.

22.       Se un frate lascia l'Ordine continueremo a considerarlo un fratello, così da fargli sentire che il suo rapporto con l'Ordine resta sempre un bene del quale non viene privato.

23.       Le nostre comunità, unite tra lo loro da una identica vocazione, sono raggruppate in Province e Vicariati che insieme formano l'Ordine.

a.          Tutte le comunità hanno la stessa dignità e tutte sono chiamate a collaborare per la soluzione dei problemi comuni.

b.         Nei rapporti tra comunità, Vicariati, Province e Ordine ci sia comprensione delle rispettive esigenze, accettazione delle inevitabili insufficienze e generosità nei sacrifici che la collaborazione comporta.

 

Capitolo III - La preghiera

 

24.       Per noi che viviamo in una comunità di fede, ogni attività compiuta nello Spirito, accresce la comunione con Dio nell'amore. Tuttavia, secondo l'insegnamento e l'esempio del Signore, riconosciamo nella preghiera un mezzo e un fermento per la crescita in tale comunione, una sorgente ed una espressione essenziale della nostra vita comunitaria e personale.

         La Vergine, altissimo esempio di creatura orante, e per noi, suoi Servi, sostegno e guida nella via dell'orazione: secondo la tradizione dell'Ordine, a Lei ci rivolgiamo, chiedendo il suo misericordioso intervento, perché accompagni e sorregga la nostra preghiera.

a.          Tra le varie forme di preghiera, quella liturgica costituisce azione sacra per eccellenza.
Per la liturgia ci riuniamo possibilmente con il popolo: in essa incontriamo Cristo, presente e operante con la sua virtù salvifica, attingiamo il suo Spirito ed esprimiamo la realtà viva della Chiesa in cammino.

         La celebrazione dell'Eucarestia, segno di unità e vincolo di carità, è il centro della nostra preghiera: in essa proclamiamo e rendiamo attuale il mistero pasquale di Cristo finché egli ritornerà.

b.         Ad imitazione della Vergine vogliamo vivere nell'ascolto della Parola di Dio, attenti ai suoi richiami nel nostro intimo, negli uomini, negli avvenimenti ed in tutto il creato.

         Questo atteggiamento ci porterà a scoprire i segni dei tempi e ad essere fedeli ai valori che la Chiesa, nella sua missione profetica, deve annunciare ed attuare.

c.          La preghiera, compiuta insieme, contribuisce al mutuo perfezionamento, ci unisce agli altri uomini nella ricerca di Dio e stabilisce una sempre più intensa comunione con loro.

         Tale comunione, che trascende lo spazio e il tempo, troverà la sua pienezza nell'avvento definitivo del Regno di Dio.

25.       Le nostre comunità si inseriscono pienamente nella vita della Chiesa locale; nelle celebrazioni proprie seguono i libri liturgici dell'Ordine; promuovono la creazione di forme liturgiche autentiche, tenendo conto degli orientamenti pastorali, della sensibilità e delle tradizioni dei singoli popoli.

26.       Le azioni liturgiche rispondano alle situazioni reali della comunità e del popolo, nell'orario, nel linguaggio, nell'attenzione alle necessità dei fedeli e nella cura di favorire la loro partecipazione attiva.

27.       Fedeli alle nostre tradizioni, celebriamo come feste di famiglia, sia nella liturgia che in altri modi fraterni:

a.          le principali feste liturgiche di Nostra Signora, le maggiori ricorrenze, mariane della Chiesa locale e, in vari momenti dell'anno, la memoria della Vergine Addolorata che, partecipe alla missione del Servo sofferente di Yahveh, è stata associata alla sua gloria.

b.         la memoria dei Sette primi Padri, dei nostri fratelli e sorelle santi, di san Giuseppe e di Sant'Agostino.

28.       ---

a.          Previa intesa sulla frequenza, ognuno di noi prenda parte attiva alla Messa della comunità, secondo il proprio dono e ministero, in modo che si manifestino l'unità dell'azione e la varietà dei carismi.

b.         Nei giorni in cui non si celebra la Messa comunitaria, i frati, secondo la consuetudine dell'Ordine, partecipino all'Eucarestia, fonte e culmine di tutta la vita cristiana, attingendo da essa grazia e forza per il loro quotidiano impegno.

29.       Ogni giorno ci riuniamo tutti per la lode del Signore con la celebrazione della Liturgia delle Ore, secondo il modo e l'orario stabiliti dal Capitolo conventuale. In determinate occasioni, esprimeremo la nostra creatività anche con altre forme di preghiera che rispecchino insieme lo spirito della liturgia e le esigenze della comunità.

30.       Celebrando l'Eucarestia e la Liturgia delle Ore, ricorderemo nelle intercessioni le necessità della Chiesa e dell'Ordine; pregheremo per i fratelli e le sorelle, in particolare per coloro che presiedono, per gli infermi, per le vocazioni e per quanti, con loro sacrificio, sono sensibili al nostro servizio apostolico.

31.       Poiché, per il nostro servizio, condividiamo le aspirazioni e le inquietudini dell'uomo, dobbiamo cercare nel silenzio della cella un mezzo per conoscerci, liberarci dall'egoismo e acquistare quell'atteggiamento di amore a Dio e alle creature, che costituisce il termine del nostro cammino religioso.

a.     La comunità assicuri a ciascuno un tempo sufficiente, durante la giornata, per la preghiera, lo studio e la meditazione della Parola di Dio, alla quale sarà dedicata non meno di mezz'ora.

b.    Sarà nostro compito programmare insieme giornate e periodi di raccoglimento, lontano dagli impegni abituali. Anche quando tali giornate e periodi hanno luogo nell'ambiente comunitario, si accolgano volentieri le sorelle e i laici che desiderano prendervi parte.

c.     Ciascuno osservi fedelmente il tempo stabilito per il ritiro annuale e sia incoraggiato a scegliere, compatibilmente con i propri impegni, periodi di rinnovamento spirituale.

d.    Ogni frate abbia in grande stima la tradizione di recitare quotidianamente la Corona dell'Addolorata.

32.       Verso il fratello defunto manifestiamo il nostro amore implorandogli la misericordia del Signore.

a.          Il Priore o il Vicario provinciale comunichi subito al Priore generale una breve notizia biografica del fratello defunto; il Priore generale, a sua volta, la trasmetta a tutte le comunità.

b.         Il giorno della sepoltura i frati della sua comunità e quelli delle comunità vicine si riuniscono intorno a lui per impetrargli la luce e la pace con la celebrazione dell'Eucarestia e del rito del commiato cristiano, e con la preghiera della Liturgia delle Ore o altra preghiera di ispirazione alla speranza della risurrezione.

c.          Nelle altre comunità, ricevuta la notizia della morte, i frati si riuniscono per offrire il sacrificio eucaristico, e per celebrare la Liturgia delle Ore o recitare altre preci stabilite di comune accordo.

d.         In occasione della morte di altri membri della famiglia dei Servi, saremo fraternamente vicini alle loro comunità o famiglie, ed eleveremo per essi la nostra preghiera di suffragio.

33.       ---

a.          Ogni anno celebriamo, con l'Eucarestia e la Liturgia delle Ore, l'anniversario di tutti i defunti della nostra famiglia: frati, sorelle, genitori, familiari, laici associati a noi e benefattori.

b.         Nelle preghiere di intercessione, faremo frequente memoria dei nostri defunti.

 

Capitolo IV - Il Capitolo

 

34.       Il Capitolo è la riunione di tutti i frati della comunità; realizza la presenza del Signore promessa ai discepoli riuniti nel suo nome; esprime la loro comunione di vita.

35.       La comunità, riunita in Capitolo, approfondisce quei temi umani e religiosi che rendono più intensa la fraternità e la collaborazione apostolica; programma le proprie attività; esamina questioni pratiche; prende le sue decisioni a norma delle Costituzioni nelle materie che non rientrano nelle competenze decisionali del Priore, sia da solo, sia con il voto del suo Consiglio.

36.       La comunità, in sede capitolare, verifica inoltre la sua fedeltà al Vangelo e alle Costituzioni: in particolare la sua rispondenza alle necessità degli uomini, della Chiesa e dell'Ordine, l'autenticità della sua testimonianza e l'uso dei beni secondo lo spirito di povertà.

37.       Il Capitolo si riunisce con regolarità, secondo la frequenza che ha stabilito, e ogni qualvolta particolari circostanze lo richiedono.

38.       Il Priore convoca il Capitolo e ne comunica in anticipo l'ordine del giorno, in modo che tutti si preparino adeguatamente.

         Ogni frate può chiedere la convocazione del Capitolo e proporre all'ordine del giorno gli argomenti che riterrà opportuni.

39.       Il Priore, con il consenso della comunità, può invitare al Capitolo ospiti e collaboratori; per la trattazione di temi particolari, preveda l'intervento di persone competenti.

40.       Il Priore e ciascun frate si adeguino alle indicazioni del Capitolo e ne eseguano con lealtà le decisioni.

41.       I Capitoli vicariali, provinciali e generali sono, nella vita dell'Ordine, momenti particolarmente fecondi.

I frati vi apportano il frutto di esperienze diverse e l'espressione di esigenze personali e locali; esaminano e programmano gli impegni comuni con senso di responsabilità, anche verso i fratelli che essi rappresentano.

42.       Si promuovano riunioni interprovinciali, provinciali e tra comunità vicine o impegnate in attività consimili, al fine di conseguire una più profonda conoscenza e comunione fraterna, una più intensa collaborazione e il comune rinnovamento.

 

Capitolo V - Il Priore

 

43.       Il Priore - primo tra i fratelli - è il principale responsabile della comunità. Memore che nell'assolvimento del suo compito e nell'esercizio della sua autorità deve rendere testimonianza a Cristo, venuto «non per essere servito, ma per servire», e per accrescere la vita nei suoi, adempia al suo mandato come servizio, nell'amore, ai singoli frati e alla comunità.

44.       Il Priore presiede la vita comunitaria cercando di suscitare, nella soluzione dei problemi comuni, l'interessamento e il consenso di tutti i frati, per raggiungere la maggiore cooperazione possibile, ferma restando, tuttavia, la sua autorità di decidere e di ordinare ciò che va eseguito.

         Nei casi urgenti, dovendo decidere da solo, agisca con prudenza e come rappresentante della comunità.

45.       ---

a.          II Priore, nelle comunità con almeno quindici professi solenni, abbia il proprio Consiglio eletto dal Capitolo conventuale.

I casi nei quali il Consiglio deve dare il suo consenso o il suo parere, perché il Priore possa procedere validamente, sono fissati dal Direttorio.

b.         II numero dei Consiglieri è stabilito dal Direttorio.

46.       Il Priore promuova, con l'esempio e la parola, la vita comune e la continuità del dialogo fraterno.

Eviti qualsiasi particolarità che lo separi dagli altri fratelli.

47.       Il Priore sostenga i singoli frati nel loro impegno tenendo presenti le capacità e i compiti di ciascuno. Sia solidale con essi nelle contrarietà. Aiuti tutti a raggiungere la propria pienezza in Cristo.

48.       Il Priore sia pronto ad accogliere e ascoltare tutti i frati, sensibile verso i bisognosi di cure e di attenzioni, sollecito in modo particolare verso i malati gravi.

49.       Il Priore corregga e aiuti fraternamente coloro che vengono meno ai propri impegni.

Accetti lui stesso i suggerimenti e i richiami dei fratelli.

50.       I frati sono tenuti a obbedire al Priore collaborando lealmente con lui, affinché il servizio della comunità sia concorde.

51.       Ai Vicariati, alle Province e all'Ordine presiedono, rispettivamente, i Vicari, i Priori provinciali e il Priore generale. Essi esercitano questo servizio in spirito fraterno per dare sicurezza e coraggio ad ogni frate e ad ogni comunità nel proprio cammino religioso.

I frati, sapendo quanto sia impegnativo e oneroso il loro compito, li assecondino con disponibilità e rispetto.

 

Capitolo VIperdono e correzione fraterna

 

52.       Nel nostro cammino verso la carità perfetta, andiamo soggetti a cadute ed errori a causa della fragilità umana. Per questo, nei nostri rapporti, dobbiamo vivere le parole del Signore: «Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Perdonate e vi sarà perdonato».

         La misericordia è riconosciuta come una delle caratteristiche dei Servi, che continuano nella loro vita l'esempio della Madre di Dio.

53.       Consapevoli della presenza del Signore in mezzo a noi, dobbiamo amarci e stimarci a vicenda, e portare gli uni i pesi degli altri.

         Eviteremo, pertanto, ogni maldicenza, come un. grave ostacolo alla vita fraterna.

54.       Se qualcuno di noi ritiene che un fratello sia nell'errore, in via ordinaria parli prima con lui.

         Qualora fosse necessario, esponga la cosa al Priore ed eventualmente alla comunità.

55.       Quando sia necessario esaminare comunitariamente l'operato di un fratello, procederemo con spirito imparziale e caritatevole, memori delle parole dì Gesù: «Togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello».

56.       Saremo con carità vicini al fratello colpevole, tenendo presente che molte volte uno cade perché non è sostenuto dal nostro amore è dalla nostra comprensione.

 

Capitolo VII - Testimonianza di povertà evangelica

 

57.       Il lavoro, la comunione dei beni e il modesto tenore di vita costituiscono la testimonianza di povertà, volontariamente assunta dalle comunità dei Servi.

a.          Con il lavoro quotidiano, partecipiamo alla sorte di tutti gli uomini, collaboriamo all'attività creatrice del Padre, e ci associamo all'opera redentrice di Cristo.

b.         Avendo scelto di seguire il Cristo povero e di vivere in comunione fraterna siamo impegnati a mettere al servizio della comunità e degli uomini tutte le energie, capacità, tempo e frutto del lavoro.

Tale comunione di beni favorisce la libertà interiore e ci fa vivere lo spirito delle beatitudini.

c.          La semplicità del nostro stile di vita, in quanto elimina ciò che ci separa dagli altri, permette a noi di essere in comunione con quelli che siamo chiamati a servire e di costituire con loro una sola realtà in Cristo Gesù.

58.       Saremo solidali con quei frati, che fossero chiamati dallo Spirito a vivere con i più poveri per partecipare alla loro condizione e condividerne le ansie.

59.       Ognuno di noi viva nella consapevolezza che il pane quotidiano, come è dono della Provvidenza, così deve essere frutto del proprio lavoro.

60.       Comunitariamente e singolarmente, siamo tenuti a offrire un servizio concreto nell'ambiente in cui viviamo. Per questo saremo sensibili alle esigenze del nostro tempo e promuoveremo quelle forme di vita cristiana richieste dai contemporanei.

Nei limiti del possibile, si provvedano a ciascuno gli strumenti idonei al suo lavoro.

61.       Il Priore, sentito il parere del Capitolo, preveda per i frati della sua comunità giorni e periodi di riposo.

62.       La comunità, consapevole di amministrare i beni di Dio, ordini ciò che possiede al servizio dei fratelli che la compongono, alle necessità della Provincia, dell'Ordine e dei poveri.

I frati usino dei beni con cura e distacco, non creandosi inutili esigenze.

63.       In segno di consacrazione e di povertà, tutti portino l'abito dell'Ordine, costituito da tonaca, cinghia, scapolare e cappuccio.

 

Capitolo VIII - Refezione

 

64.       Partecipiamo alla mensa comune con gioia e semplicità di cuore, considerandola, assieme alla preghiera liturgica e al Capitolo, una delle espressioni che maggiormente alimentano la vita fraterna.

65.       Esprimiamo gratitudine a Dio per il cibo, con preghiere conformi al tempo liturgico e alle circostanze particolari della comunità.

66.       La mensa sia sobria, ma sufficiente; si abbia particolare cura degli ammalati, il servizio sia compiuto fraternamente.

67.       Normalmente gli ospiti siano accolti alla nostra mensa; ad essa, quando è opportuno, prendano parte le persone che collaborano con noi. Spetta al Capitolo conventuale stabilire le modalità.

 

Capitolo IX - Ospitalità

 

68.       L'ospitalità esprime l'amore del frate verso il Figlio dell'uomo che si presenta sotto le sembianze del pellegrino. Essa è uno dei modi con cui realizziamo il nostro servizio e la nostra comunione con gli uomini.

69.       La comunità accolga gli ospiti con semplicità e rispetto, e offra loro la possibilità di prendere parte anche alla propria vita di preghiera.

70.       La comunità si accordi nell’accettare le persone che chiedono di condividere la sua vita fraterna in modo temporaneo o stabile, secondo le modalità convenute con il Consiglio provinciale.

 

Capitolo XPenitenza e conversione

 

71.       Secondo l'insegnamento del Signore, riconosciamo nella penitenza un valore permanente per la nostra vita, un mezzo necessario per il progressivo passaggio dall'«uomo vecchio» alla «nuova creatura».

         Nell'itinerario monastico la penitenza-conversione consiste nell'orientamento radicale e costante della comunità e dei singoli verso la novità di Cristo, e nella scelta dei mezzi per raggiungerla.

         Per noi Servi, secondo l'esempio dei primi Padri e la tradizione dell'Ordine, la penitenza consiste soprattutto nella carità intesa come servizio gli uni degli altri e nell'esperienza di vita comunitaria, vissuta con sincero e generoso impegno.

72.       Momento e segno di tale itinerario sono alcune osservanze penitenziali che il Signore e la Chiesa ci propongono: il frequente accostarsi al sacramento della riconciliazione, l'esame quotidiano di coscienza, le opere di misericordia, il digiuno, il silenzio e le altre forme di ascesi.

         Ogni comunità osserverà i giorni e i tempi penitenziali comuni alla Chiesa ed eventualmente altri momenti particolari stabiliti con decisione concorde.

         Ogni frate, poi, userà delle osservanze penitenziali secondo l'impulso dello Spirito e la propria inclinazione, in modo che per ognuno di noi si avveri la parola dell'Apostolo: «Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri. Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito».

 

 

II. Servizio Apostolico

 

Capitolo XI - La Missione dei Servi di Maria

 

73.       Mossi dalla grazia del Battesimo, dall'impulso dello Spirito Santo e dalla consacrazione religiosa, noi, Servi di Maria, intendiamo vivere e testimoniare l'amore cristiano. Desiderando attuare il carisma dell'Ordine, ci doniamo al servizio degli altri, prolungando nella storia della salvezza la presenza attiva della Madre di Gesù.

74.       Come il Figlio fu mandato da Dio Padre fra gli uomini divisi per unirli come fratelli, così il nostro Ordine, comunità di fratelli in Cristo, è inviato ad estendere la sua fraternità agli uomini d'oggi, divisi a causa dell'età, della nazione, della razza, della religione, della ricchezza, dell'educazione. Perciò esso si inserisce nella società, opera in mezzo al mondo, partecipa alle sue speranze e ai suoi dolori e lo aiuta a scoprire il valore e il pieno significato della vita e delle conquiste dell'uomo.

75.       Come fratelli, uniti in comunità di vita nel nome del Signore, siamo un segno dell'unione di tutti gli uomini in Cristo. Per questo morivo:

a.          la comunità assumerà gli impegni del servizio apostolico e ne programmerà l'attuazione assieme a tutti coloro che saranno chiamati a partecipare alla sua realizzazione;

b.         la comunità preferirà il lavoro di gruppo e cercherà di collaborare con altre persone e istituzioni;

c.          la comunità aiuterà i singoli frati a scoprire e a sviluppare i loro doni. Inoltre li preparerà adeguatamente alla loro missione, tenendo presenti sia le capacità individuali e le necessità dell'ambiente, sia l'arricchimento della vita comunitaria;

d.         ogni frate collaborerà in modo responsabile al lavoro della comunità. Per raggiungere efficacemente questo scopo, si terrà costantemente aggiornato, soprattutto su quanto concerne la sua attività;

e.          la comunità esaminerà periodicamente l'autenticità della propria vita e del proprio servizio apostolico.

76.       Il nostro Ordine intende far proprie e rispendere alle necessità di un mondo tormentato e in continua trasformazione. Perciò:

a.          La comunità cercherà generosamente soluzioni concrete alle esigenze della Chiesa locale, in cui è inserita e anche della Chiesa nelle altre parti del mondo.

I frati sono soggetti alla potestà dei Vescovi in ciò che riguarda la cura delle anime, l'esercizio pubblico del culto divino e le altre, opere di apostolato.

b.         La comunità, fonte di creatività apostolica, cercherà i mezzi più adatti per rispondere

alle mutevoli condizioni della società. Restando fedele al nostro spirito, ricerchi e promuova, ove occorra, nuovi tipi di servizio.

II Consiglio provinciale studierà il modo di attuare i programmi che eccedano la competenza e le possibilità della comunità locale e, qualora sia necessario, chiederà le dovute autorizzazioni.

c.          Ogni testimonianza apostolica sarà compiuta nella semplicità evangelica, evitando la ricerca del prestigio e del privilegio.

d.         La comunità offrirà a tutti il suo servizio, apostolico, ma prediligerà i più poveri e bisognosi.

77.       Confrontandoci con il mondo nel quale la Chiesa vive e opera per la totale liberazione dell'uomo, assumiamo l'impegno di promuovere la giustizia in mezzo agli uomini, figli dello stesso Padre.

78.       Quei frati e quelle comunità che sentono l'esigenza di cercare espressioni di vita diverse da quelle in atto, verifichino nella meditazione e nella preghiera l'autenticità della loro chiamata interiore e, fin dall'inizio, sottomettano il proprio progetto alle competenti autorità dell'Ordine.

 

Capitolo XIITestimonianza comunitaria

 

79.       Le comunità, ad imitazione di quella dei nostri primi Padri, e attente alle indicazioni della tradizione, desiderano irradiare il loro amore nel mondo che le circonda, ravvivare le forme di apostolato che le caratterizzano, adottare quelle suggerite dalle necessità della Chiesa e svolgerle in fraterna armonia.

80.       I frati, preferibilmente con i fedeli, si consacrino all'ascolto e all'approfondimento della Parola di Dio, per nutrire la comunione con il Signore e rendere più efficace il servizio apostolico.

81.       La celebrazione dei Sacramenti e di altre azioni liturgiche sia possibilmente comunitaria, per riunire religiosi e fedeli in un incontro più intenso con Cristo e per manifestare meglio la natura della Chiesa.

82.       I frati della comunità con responsabilità parrocchiale a norma del can. 520, allarghino il loro amore fraterno, suscitando attorno a loro una sempre più vasta comunità di fede, che avrà la sua principale manifestazione nell'assemblea eucaristica, e rendano testimonianza della loro carità, promuovendo l'elevazione religiosa e sociale del popolo di Dio.

83.       Il Parroco, con la sua opera, coordini e animi le varie attività parrocchiali, le indirizzi; verso quella unità di azione che, per essere efficace, deve nascere dal contributo di tutti, religiosi e laici.

84.       Le comunità dei Servi, custodi e animatrici di luoghi dove l'intercessione della Vergine si fa sentire in modo speciale, siano centri di vita liturgica e penitenziale, fonti di spiritualità e di genuina pietà popolare.

85.       La comunità, attraverso l'insegnamento o altre forme convenienti, concorra all'arricchimento religioso e intellettuale dell'ambiente in cui opera.

86.       I frati si dedichino alle varie forme contemporanee di predicazione, e traducano la Parola di Dio in un linguaggio concreto e attuale.

87.       I frati cerchino di trasmettere agli uomini del loro tempo il significato della realtà vivente della Madre di Cristo, ponendo in luce il suo servizio a Dio e la sua missione nella Chiesa.

         A questo scopo approfondiscano, anche attraverso lo studio, la conoscenza della Vergine, per comunicarla al popolo di Dio con la vita, con la parola e con gli scritti.

88.       I frati siano sempre disponibili per assistere gli anziani e gli infermi; incoraggino quanti si dedicano alle loro cure e collaborino con essi.

89.       I frati accolgano tutti, specialmente i più umili, ascoltandoli con fraterna partecipazione. Nel servizio ai fratelli in necessità siano coscienti del valore di questo atteggiamento che è espressione dell'amore di Cristo verso i poveri.

90.       La comunità, nel luogo dove opera, stimoli e sostenga gli individui e i gruppi che sono desiderosi di donarsi a un servizio presso le persone e i popoli più bisognosi.

91.       Le comunità, accogliendo le direttive della Chiesa, valorizzino in dialogo aperto l'incontro con tutti, cristiani e non cristiani.

         Aiutino le iniziative già esistenti e possibilmente ne suscitino altre, per promuovere il movimento verso l'unità.

92.       La comunità, nella formazione umana e cristiana della gioventù, attuata possibilmente nel contesto della famiglia, cercherà di trasmettere ai giovani il senso della fraternità e della gioia cristiana derivanti dalla nostra vita.

93.       Per rispondere con pienezza al suo compito, la comunità sia possibilmente stabile. Nel comporta si tengano presenti la capacità di collaborazione e la continuità degli impegni apostolici.

94.       Il Capitolo provinciale esamini la situazione di ogni comunità e le sue iniziative, chiedendosi, nello spirito della Regola di sant'Agostino e di queste Costituzioni, se la loro esistenza e la loro opera costituiscano un'autentica testimonianza e un vero servizio.

 

Capitolo XIIIApostolato missionario

 

95.       I Servi di Maria, rispondendo al mandato del Signore di annunziare il Vangelo a tutti gli uomini, sentano l'impegno di andare dove la Chiesa non è ancora stabilita o si trova in uno stato di insufficienza. Essi, con la loro vita eminentemente comunitaria, ne costituiscono la prima presenza, che si svilupperà e crescerà attraverso l'evangelizzazione e i Sacramenti fino alla maturità di una Chiesa locale.

96.       Come Cristo, il frate si faccia uno del popolo presso cui giunge, adottandone la lingua, comprendendone un modo di pensare e di credere, e condividendone i problemi. In tal modo, con l'annuncio del Vangelo e la testimonianza della fede, potrà far progredire il popolo dall'interno dei suoi più autentici valori spirituali e culturali, fino a condurlo alla pienezza di Cristo.

97.       La comunità missionaria, pur attenta alle esigenze locali, curi di rimanere aggiornata e sensibile agli sviluppi della Chiesa universale.

         Nel programmare le sue attività abbia di mira la formazione delle comunità cristiane, da cui possano sorgere animatori laici, catechisti, religiosi, diaconi, presbiteri e vescovi, ai quali affidare gradualmente le responsabilità ecclesiali.

98.       La comunità missionaria renda tutti i frati dell'Ordine partecipi dello sviluppo e delle necessità del suo lavoro, per tener vivo quell'interesse che induca alla formazione e alla preparazione specifica di sempre nuovi collaboratori.

99.       Le singole comunità e le Province dell'Ordine hanno una vera responsabilità nei, confronti delle Missioni; perciò sentano come propri il lavoro e le preoccupazioni dei fratelli missionari, sostenendoli con l'aiuto e sensibilizzando i laici tra i quali svolgono la loro attività.

 

Capitolo XIVCollaborazione apostolica

 

100.    Consapevoli che ogni cristiano è parte viva del popolo di Dio e che lo stato religioso non ci separa dagli altri, ma ci costituisce in mezzo agli uomini segno di unione, promuoveremo la collaborazione di tutti e di ciascuno nel rispetto delle persone, delle istituzioni e delle situazioni.

101.    Manterremo viva la comunione con gli altri membri della famiglia dei Servi, sia religiosi che laici, realizzando nella propria consacrazione a Dio e nello stesso spirito di Servi una comune crescita religiosa e un più efficace servizio apostolico.

102.    Collaboreremo ugualmente con tutte le famiglie religiose associate al nostro apostolato e che richiedono il nostro ministero.

103.    Perché i laici partecipino più direttamente alla comune azione apostolica, arricchendola con i carismi della loro specifica vocazione, ne ricercheremo e ne accetteremo la fraterna collaborazione; riconosceremo inoltre, come veri collaboratori, quanti con i loro beni sostengono il nostro apostolato.

 

 

Sviluppo Personale del Servo di Maria

 

I. Sviluppo Integrale

 

Capitolo XVLo sviluppo integrale del Servo di Maria

 

104.    Avendo, con la professione dei voti, offerto a Dio tutta la nostra persona consacrandoci all'Amore ad imitazione di Cristo, ci proponiamo di realizzarne la sequela quale suprema regola di vita proposta nel Vangelo ed espressa nelle nostre Costituzioni.

105.